La leggenda di Partenope e la storia della pastiera napoletana

Ricordate che pochi giorni fa vi ho parlato della pastiera e della ricetta per prepararla? Bene oggi voglio farvi conoscere la leggenda di Partenope e la storia della pastiera napoletana. Oggi si celebra la giornata nazionale della pastiera napoletana secondo il Calendario del Cibo Italiano di AIFB, di cui sono l’ambasciatrice e, con questo post, volevo rendervi partecipi del mio lavoro di ricerca sull’articolo che ho scritto per AIFB e raccontarvi qualcosa su questo buonissimo dolce pasquale.

La leggenda di Partenope e la storia della pastiera napoletana: Un po’ di storia

Come già saprete, dietro la pastiera napoletana si nascondono tante leggende che sono strettamente legate ad essa. Una fra le più antiche e molto nota, racconta che la sirena Partenope, abitante del golfo disteso fra Posillipo e il Vesuvio, ogni primavera emergeva dalle acque marine per salutare la gente che popolava il golfo. Così per ringraziare la sirena di questo bel gesto, alcuni abitanti incaricarono sette fanciulle di consegnare dei doni alla sirena. Ecco quali erano:

  • FARINA: Simbolo della forza e della ricchezza della campagna;
  • RICOTTA: Simbolo dell’omaggio dei pastori;
  • UOVA: Simbolo della vita che nasce;
  • GRANO BOLLITO NEL LATTE: Simbolo dei due regni della natura;
  • ACQUA DI FIORI D’ARANCIO: Simbolo dei profumi della terra;
  • SPEZIE: Simbolo dei popoli più lontani del mondo;
  • ZUCCHERO: Simbolo della dolcezza del canto di Partenope.

Si narra che Partenope, felice dei doni ricevuti, pose gli stessi ai piedi degli dei che con le loro arti divine mescolarono tutti gli ingredienti e fu così che nacque la pastiera.

La leggenda di Partenope e la storia della pastiera napoletana verticale

La leggenda dei pescatori

Un’altra vecchia leggenda racconta che un tempo sulla spiaggia, di notte, le mogli dei pescatori lasciarono delle ceste con ricotta, frutta candita, grano, uova e fiori d’arancio come offerte per il mare, affinché lo stesso lasciasse ritornare i loro mariti sulla terra sani e salvi. Al mattino ritornando sulla spiaggia ad accogliere i rispettivi mariti, le stesse mogli notarono che le onde del mare avevano mescolato tutti gli ingredienti dando vita ad una torta che era proprio la pastiera. Anche secondo questa leggenda gli ingredienti assumono un significato ben preciso. Vediamoli insieme uno per uno!

  • RICOTTA ADDOLCITA: Simbolo della trasfigurazione elle offerte votive di latte e miele;
  • GRANO: Simbolo di ricchezza e fecondità;
  • UOVA: Simbolo di vita nascente;
  • ACQUA DI FIORI D’ARANCIO: Simbolo dell’annuncio e della freschezza della primavera.

La storia di Ferdinando II° di Borbone e di sua moglie Maria Teresa D’Austria

Ora vi racconto una delle storie più recenti, che poi è la parte che più mi ha divertito scrivere nel mio articolo per AIFB: la storia di Ferdinando II° di Borbone e di sua moglie Maria Teresa D’Austria. Sembra che la stessa Maria Teresa D’Austria, cedendo alle insistenze del marito, accettò di mangiare una fetta di pastiera e dopo averla gustata appieno sorrise in pubblico per la prima volta, cosa non da poco visto il suo carattere molto particolare. Fu proprio in questa occasione che Ferdinando fece una battuta e disse: “Per far sorridere mia moglie ci voleva la pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo“. Per completare la leggenda della sirena Partenope e la storia della pastiera napoletana, voglio farvi leggere una sorta di poesia in dialetto napoletano, a mia avviso molto bella dalla quale emerge uno degli aspetti fondamentali della napoletanità, ovvero il valore positivo dell’allegria e dello stare insieme. Appena la leggerete noterete come la seriosità non era molto apprezzata già in quei tempi.

A Napule regnava Ferdinando

Ca passava e’ jurnate zompettiando;

Mentr’ invece a’ mugliera, ‘Onna Teresa,

Stava sempe arraggiata. A’ faccia appesa

O’ musso luongo, nun redeva maje,

Comm’avess passate tanta guaje.

Nù bellu juorno Amelia, à cammeriera

Le dicette: “Maestà, chest’è a’ Pastiera.

Piace e’ femmene, all’uommene e e’ creature:

Uova, ricotta, grano, e acqua re ciure,

‘Mpastata insieme o’ zucchero e a’ farina

A può purtà nnanz o’Rre: e pur’ a Rigina”.

Maria Teresa facett a’ faccia brutta:

Mastecano, riceva: “E’ o’Paraviso!”

E le scappava pure o’ pizz’a riso.

Allora o’ Rre dicette: “E che marina!

Pe fa ridere a tte, ce vò a Pastiera?

Moglie mia, vien’accà, damme n’abbraccio!

Chistu dolce te piace? E mò c’o saccio

Ordino al cuoco che, a partir d’adesso,

Stà Pastiera la faccia un po’ più spesso.

Nun solo a Pasca, che altrimenti è un danno;

pe te fà ridere adda passà n’at anno!”

Simpatica vero? Appena l’ho letta mi è subito piaciuta e non potevo non farla leggere anche a voi che mi seguite costantemente! Poi per la giornata nazionale della pastiera napoletana ci voleva qualcosa che facesse intendere quanto davvero questo dolce sia speciale e buono. Per questo studio approfondito che ho fatto devo ringraziare l’AIFB (Associazione Italiana Food Blogger), perché è grazie al Calendario del Cibo Italiano se mi sono messa in gioco per scoprire tutto di questo piatto, proprio come a suo tempo è successo per la pasta chi vruoccoli arriminati.

La leggenda di Partenope e la storia della pastiera napoletana orizzontale

La leggenda di Partenope e la storia della pastiera napoletana: La ricetta

Ebbene si, la leggenda di Partenope e la storia della pastiera napoletana continua con la ricetta di questo splendido dolce dalla bassa sensazione zuccherina e dalla consistenza morbida della ricotta. Il dolce conosce tante varianti, come per esempio la pastiera preparata con il riso al posto del grano, o quella preparata con la crema pasticcera al posto della ricotta. Cliccate qui per la ricetta tradizionale!

Io vi ringrazio per avere letto tutto l’articolo riguardante la leggenda di Partenope e la storia della pastiera napoletana, mi auguro che vi sia piaciuta e vi dò appuntamento alla prossima scoperta in giro per l’Italia, ovvero la puccia salentina!

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