Brutti ma buoni

Brutti ma buoni. 

Il nome di questi biscotti mi ha sempre fatto pensare a quando da ragazzini parlando fra amici si parlava di ragazze e uno ti voleva presentare la cugina, e tu gli chiedevi se fosse carina e lui ti rispondeva che era simpatica. Ci sono aggettivi positivi e aggettivi negativi, o meglio, aggettivi al quale diamo comunemente un’accezione positiva o negativa. Ma il cibo, che importanza ha se sia bello o brutto? Come può essere un biscotto bello? O meglio, cosa rende un biscotto bello o brutto? Io lo so che voi tutte ste domande non ve le ponete, sto biscotto ve lo mangiate e basta, e fate bene. Ma io da sempre sono stato una persona curiosa, attenta a certi particolari. E da quando sono padre ancor di più. Vedo spesso i miei figli immobili davanti ad un piatto che io ho divorato, senza manco assaggiarlo, solo perchè lo mangiano con gli occhi prima di mangiarlo con la bocca. Ma nel modo di esprimersi ci sono già le risposte: mangiare con gli occhi. Prima del gusto, prima del tatto o dell’olfatto, noi siamo guidati dalla vista. Il cibo non serve che sia bello, ma guardandolo noi decidiamo se mangiarlo o no. E questa cosa è innata, istintiva, perchè altrimenti un bambino mangerebbe tutto, perchè discriminare una pietanza solo perchè è verde o molle? Forse istintivamente, è una nostra forma di difesa retaggio della nostra evoluzione, di quando l’uomo viveva mangiando quello che trovava e non sempre questo era “buono” per lui, mettendone a rischio l’esistenza. Chissà, l’unica cosa certa però è che anche da adulti, mangiamo con  gli occhi, e ancor prima del preparare una cosa buona, chi cucina per professione ma anche per semplice passione deve preoccuparsi di realizzare qualcosa di bello oltre che buono. Ma a noi questi biscotti piacciono così, brutti, poco attraenti, che a guardarli non gli daremmo una lira, ma che vinta la prima diffidenza, scopriamo essere di una bontà sopraffina, e che mangeremmo anche ad occhi chiusi (ecco che torna la vista legata al cibo…). Alle volte le apparenze ingannano, con i brutti ma buoni più che mai 😉

BRUTTI MA BUONI: 

(Dose per circa 25 pezzi)

  • 130 g di zucchero semolato 
  • 100 g di albume 
  • 200 g di nocciole grezze 

Come avrete notato in questi biscotti brutti ma buoni non c’è farina, non ci sono latticini, non c’è lievito. Sono quindi adatti a tutti le persone che hanno intolleranze ai latticini e sono gluten free. 

Accendete il forno in modalità statica a 130°C. 

Pesate gli albumi, iniziate a montarli a bassa velocità con la planetaria, alzate un pochino la velocità e continuate così fino a quando non otterrete una schiuma morbida e poi procedete ad alta velocità quando avranno quadruplicato il loro volume iniziale. Solo quando avrà quadruplicato il volume potete iniziare ad aggiungere lo zucchero poco per volta, continuando sempre a montare. Lo zucchero dovrà sciogliersi completamente, ci vorranno circa 15/20 minuti.
La prova del nove è il becco d’aquila. Quando la vedete ben montata, spegnete la planetaria e controllate se il composto rimasto attaccato alla frusta è lucido, omogeneo, sodo e ponendolo in orizzontale la curva pende verso il basso in una figura tipica che vi ricorda, appunto, il becco di un’ aquila.

Nel frattempo mettete le nocciole nel mixer e riducetele a granella, attenzione a non ridurle in polvere. 

Aggiungete gradatamente la granella di nocciole alla meringa mescolando delicatamente con una spatola con movimenti dal basso verso l’alto per non smontare il composto. 
Quando risulta omogeneo trasferitelo in una pentola e ponetela sul fuoco. Cuocete il composto di meringa e nocciole a fuoco dolce, continuando a mescolarlo e rigirarlo delicatamente con una spatola fino a che non diventerà compatto. 
Ci vorranno circa dieci minuti, diventa prima piuttosto liquido e poi compatto e dorato. 

 
Con l’aiuto di due cucchiaini da caffè, formate i brutti ma buoni della grandezza di una noce circa, man mano posateli su una teglia foderata di carta forno leggermente distanziati fra loro. 
Quando il forno ha raggiunto la temperatura impostata, infornateli a 130°C in modalità statica per circa 45 minuti. 
I brutti ma buoni devono asciugare, una volta cotti devono risultare croccanti e non “molli” all’interno, al massimo la volta successiva regolatevi lasciandoceli qualche minuto in più. 

Conservate i biscotti in una scatola di latta per 15 giorni massimo. 

Come sempre vi lascio e vi do appuntamento alla prossima, indicandovi la via per trovarci in giro, cioè sulla nostra pagina FB e nel nostro gruppo “Pasticciando con i Fables” dove ci scambiamo consigli, ricette e pasticciamo in compagnia. 

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