Involtini di pesce spada e melanzane.

 
Ecco per voi l’ennesima ricetta con la sfoglia di bacca da me tanto amata!!!

Ingredienti:

  • 800 g di pesce spada, in fette molto sottili;
  • 4 cucchiai di pangrattato;
  • una grossa arancia;
  • 2 cucchiai di parmigiano grattugiato;
  • pinoli q.b.;
  • 1 cucchiaio di uvetta;
  • olio di oliva;
  • 2 cucchiai di prezzemolo tritato;
  • una melanzana tunisina;
  • un limone;
  • menta
  • sale e pepe.

Procedimento:

Step 1.

In una terrina posizionate 200 g di pesce spada sbriciolato, precedentemente scottato in padella con un filo d’olio. Unite ad esso il pan grattato, i pinoli, il parmigiano, l’uva passa, il sale, il pepe, la scorza dell’arancia con la metà del suo succo, il prezzemolo e la menta e l’olio. Lavorate il composto con le mani fino ad ottenere una bella farcia.

Step 2.

Tagliate le melanzane a fettine mettetele in una terrina con del sale e dopo una mezz’ora circa lavatele, tamponatele per poi posizionarle su una piastra rovente. Arrostitele, evitando che si abbrustoliscano troppo, poichè devono andare poi in forno.

Step 3.

Spianate le altre fettine di pesce spada con il batticarne in modo da raggiungere uno spessore di circa 3 cm, adagiate al centro di ogni fettina un po’ del composto appena preparato ed arrotolatela poi su se stessa facendo in modo di chiudere bene le estremità per evitare che il ripieno fuoriesca. Passate gli involtini in una salsina composta da olio, limone spremuto e prezzemolo tritato. Passateli nel pangrattato in modo tale che vengano ben ricoperti. Avvolgere l’involtino nella sfoglia di melanzana arrostita. Con uno spiedino infilzate gli involtini ottenuti (3 per ogni bastoncino). Adagiateli su una pirofila leggermente unta d’olio, bagnateli con un filo di olio e fateli cuocere nel forno a 180° C per circa 20 minuti.

Sfornateli ed accompagnateli con una salsina di pesto e pomodorino di pachino appena saltato in padella con zucchero e basilico.

 

Info su cinquantasfumaturedicibo

Sono un giovane avvocato con la passione per la cucina. Adoro il mio lavoro, soprattutto quando permette di strappare un sorriso di fiducia per l'attività svolta. Combatto per la giustizia, l'equità e la parità. Anche se l'esperienza forense mi ha insegnato, amaramente, che la Giustizia non sempre è fidata compagna della classe più debole. Le speranze per un mondo migliore, abbracciate nel corso della pratica forense, sono state miserabilmente distrutte dalla realtà che tutti i giorni contraddistingue l'attività di un legale abilitato. Il Diritto fa trapelare la parte più aggressiva e combattiva del mio carattere. Se assumo in mandato un caso, diventa come una seconda pelle. Devo portarlo a compimento nel modo migliore per me ed il cliente. Il senso di responsabilità mi logora. La cucina, invero, fa trapelare la parte più dolce e fantasiosa della mia persona. Tra le mura di casa ritorno ad essere me stessa, mi rilasso, ripongo nel cassetto la maschera di donna aggressiva e combattiva. Io cucino per rendere un dono prezioso ai miei cari ed agli amici. Questo il mio motto:" Invitare qualcuno a pranzo vuol dire incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che egli passa sotto il vostro tetto". Anthelme Brillat-Savarin, Fisiologia del gusto, 1825
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