Ricordi di farina, uova, mani in pasta e di una piccola me in piedi su una sedia di fianco alla nonna Teresa che con maestria e velocità tirava la sfoglia.
Nella sua grande cucina si preparavano i tajarin per i giorni di festa e a me non mancava mai quel pezzetto di pasta che mi faceva sentire una piccola cuoca alle prime armi.
…sarà nato da quei momenti il mio amore per la cucina?

Una sorta di mito e monumento della gastronomia piemontese questi sottili tagliolini dal giallo intenso proprio a partire dell’impiego delle uova. Non pensate alla legge standard della pasta fresca che vuole un uovo intero per ogni etto di farina.
I tajarin amano essere preparati con un numero impressionante di uova; venti o addirittura quaranta tuorli per chilo di farina!
Il re Vittorio Emanuele II ne andava ghiotto tanto che la “bela Rosin”, amante e moglie morganatica, contessa di Mirafiori, li preparava con le sue mani.

Nella mia ricetta il conteggio delle uova non segue la regola classica della pasta fresca ma neanche la tradizionale usanza piemontese dei quaranta tuorli.
…ma vi assicuro che saranno del loro inconfondibile color giallo zafferano ma soprattutto deliziosi.

INGREDIENTI PER 6 PERSONE:
250 gr. di farina 0

100 gr. di semola rimacinata di grano duro
2 uova medie
4 tuorli di uova medie

Tajarin

Setacciare la farina e disporla a fontana su una spianatoia in legno.
Mettere al centro le uova intere e i tuorli amalgamando inizialmente con una forchetta.
Proseguire ad impastare per una decina di minuti fino a quando la pasta sarà diventata liscia e setosa.
Avvolgere la pasta nella pellicola trasparente e farla riposare mezz’ora a temperatura ambiente.
Dopodiché dividere la pasta in quattro pezzi, stenderli leggermente con il mattarello, e passarli uno alla volta nei rulli della macchinetta (la famosa nonna papera) dal primo fino al penultimo spessore.
Dopo aver tirato tutte le sfoglie farle riposare per dieci minuti.
Passare poi ogni sfoglia nell’apposita trafila dei tajarin sistemandoli a mano a mano su un vassoio coperto con un canovaccio infarinato con un po’ di semola di grano duro.
Cuocere i tajarin in abbondante acqua salata per circa due minuti e scolarli lasciandoli un po’ scivolosi (tenere da parte un po’ di acqua di cottura della pasta eventualmente).

…burro, funghi, tartufo, verdure di stagione: a voi la scelta del condimento.

2 Commenti su I tajarin (del mio amato Piemonte).

  1. Come ti capisco! io sono di Torino, abito al Cit Turin e adoro i “tajarin” Buon anno a te e famiglia e a tutto il ns caro Piemonte! Wilma

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