Passano gli anni e mi rendo conto che il legame con il mio amato Piemonte, con le verdi colline che mi hanno vista nascere e crescere diventa sempre più intenso e viscerale.
Amo l’aria lieve che si respira quando ci si “perde” nel verde incontaminato degli infiniti vigneti, mi sento molto più vicina di quanto potessi immaginare a quel mondo contadino fatto di mani sporche di terra e genuinità, i profumi che invadono le cucine di case e trattorie mi “accendono” l’appetito anche quando sono a pancia piena.
Le portate della cucina piemontese, da gustare davanti a un calice di buon vino sapientemente abbinato e panorami spettacolari tanto da essere diventati patrimonio mondiale dell’umanità, sono tante ricche e saporite: vitello tonnato, bagnet, bagna caoda, insalata russa, agnolotti, tajarin, bolliti, brasati, fritto misto.
Poi ci sono i dolci.
…ah i dolci piemontesi!
Gioia e delizia per tanti golosi palati.
Bonet, panna cotta, zabaione, torta di nocciole, torcetti, amaretti, baci di dama, coppi di langa, salame di cioccolato, paste di meliga, pesche ripiene da “annaffiare” con l’ottimo Moscato delle colline astigiane.

Così quando qualche tempo fa ho letto l’accorato annuncio che chiamava a gran voce un volenteroso ambasciatore per la giornata delle PESCHE ALL’AMARETTO mi sono detta ancora una volta che sarebbe stata l’occasione giusta per celebrare tutto il mio amore per la cucina piemontese, per portare in tavola quei sapori buoni che ti scaldano il cuore perchè capaci di far riaffiorare ricordi di bambina e di estati fatte di cesti pieni delle pesche dell’orto del papà.
Nell’articolo, che ho scritto a cuore palpitante mentre i miei “persi pien” cuocevano in forno, troverete le ricette di nomi illustri e quella famosa storia della cucina che conforta grazie alla carica sentimentale che un sapore o un profumo può avere.

Se già ne conoscete il gusto non perdete l’occasione di portare in tavola ancora una volta queste delizie ripiene (anche perchè ad agosto il sapore delle pesche raggiunte il culmine della bontà) e se mai prima d’ora le avete assaggiate è arrivato il momento di scoprirle sapendo fin da subito che diventeranno un appuntamento irrinunciabile estate dopo estate.

Ingredienti per 5/6 persone:
4 pesche gialle
120 gr. circa di amaretti secchi
4 cucchiai rasi di cacao amaro in polvere
3 cucchiai di zucchero di canna
3 cucchiai rasi di moscato
2 tuorli di uova medie
burro q.b.

Persi pien

Lavare con cura le pesche e tagliarle a metà privandole del nocciolo.
Sistemare le pesche su una teglia e passarle in forno preriscaldato a 180 gradi per circa venti minuti (questo passaggio farà sì che le pesche, durante la seconda cottura, non andranno a perdere troppo liquido rimanendo ben succose quando verranno mangiate).
Nel frattempo pestare 100 grammi di amaretti amalgamandoli in una ciotola con lo zucchero di canna, il cacao amaro in polvere, il moscato e tuorli d’uovo.
Sfornare le pesche, che a questo punto saranno leggermente appassite, e farle intiepidire.
Con l’aiuto di una scavino prelevare con delicatezza da ogni mezza pesca un po’ della sua polpa e aggiungerla al composto per la farcitura precedentemente preparato.
Riempire le pesche con la farcia e sistemarle in una pirofila leggermente imburrata.
Infine spolverizzare le pesche con gli amaretti rimasti sbriciolati grossolanamente e un altro poco di zucchero di canna.
Cuocere i “persi pien” in forno statico a 180 gradi per circa mezz’ora.
Servire i “persi pien” tiepidi con un calice di buon Moscato d’Asti.

2 Commenti su I persi pien, dolce delizia della cucina piemontese.

  1. Ciao, complimenti per il tuo articolo che ti ha vista ambasciatrice delle pesche all’amaretto.
    Stupende le fotografie di questo delizioso dolce piemontese, è stato un piacere contribuire alla tua giornata.

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