Asti Secco: il vino del futuro

 

Il Consorzio dell’Asti, costituito nel 1932, non sente il peso degli anni, ma valorizza il legame con la tradizione guardando anche al futuro.
Tra le dolci colline piemontesi patrimonio dell’UNESCO, tra le province di Asti, Alessandria e Cuneo, si estendono più di 9.000 ettari di vigneti di Moscato Bianco che danno vita all’Asti Dolce DOCG, al Moscato d’Asti e al nuovo Asti Secco DOCG.

Sommelier Claudia Massa

Quest’ultima novità è stata presentata a Roma, il 21 novembre scorso, nella modernissima e incantevole Lanterna di Fuksas.
Il Consorzio, con la guida del celebre sommelier Alessandro Scorsone, ha proposto un percorso sensoriale unico per i suoi ospiti: dalla degustazione dell’uva Moscato, direttamente dalla vigna, all’assaggio del mosto “nella cantina”, per passare infine al vino abbinato a salumi, formaggi e primi piatti.

L’Asti Secco
Questo spumante secco è il frutto di numerose ricerche del laboratorio di analisi del Consorzio, ognuna con l’obiettivo di ottenere un sapore equilibrato che calibrasse la dolcezza tipica dell’uva Moscato, con l’acidità di lieviti selezionati.
Il risultato è un vino dal colore che va dal paglierino al dorato tenue, con una spuma fine, persistente e che al naso dona un profumo fruttato che ricorda fortemente le origini di questo oro liquido.

Il metodo di spumantizzazione attualmente utilizzato è il metodo Martinotti: ciò per seguire il piano strategico di lancio del nuovo prodotto, secondo cui si è iniziato con 700-800 mila bottiglie prodotte dalle piccole aziende locali che non possono permettersi grandi investimenti all’altezza del metodo Classico. Tuttavia, il Consorzio, rilevando un ottimo potenziale produttivo del proprio territorio, ha introdotto anche il metodo Classico all’interno del disciplinare.

Aperitivo per i Millennials… e non solo

Le reazioni del mercato a questa novità sono state analizzate da numerose ricerche quali-quantitative, ciò per assicurare un buon posizionamento del prodotto, per non confondere il consumatore, e per verificare l’esito delle modifiche riguardanti l’etichetta.

“Ricerche di mercato – spiega Giorgio Bosticco, direttore del Consorzio – confermano che il nuovo Asti Secco ha le carte in regola per entrare in un mercato grande e complesso, confrontandosi con denominazioni agguerrite e di successo, con l’obiettivo di sedurre nuovi consumatori, soprattutto tra i Millennials“.

Il Consorzio non abbandona gli amanti dell’Asti: il legame con il territorio è forte e sono in programma molti eventi di agriturismo. Nasce così il progetto “La Dolce Valle”, un patto di dolcezza tra Asti e Alba che porterà a conoscenza le eccellenze gastronomiche, di pasticceria e le bellezze del paesaggio a numerosi avventori.

I valori tradizionali, però, brindano assieme alle nuove generazioni, fondendosi nella filosofia del “rural glam”. L’Asti in versione dry è adatto in qualsiasi momento, non solo durante le festività ed è l’ideale per l’aperitivo dei Millennials.
La scelta della location di Roma ha donato agli ospiti un ambiente che riproponeva questa filosofia, senza andare necessariamente tra i vigneti: la luminosità e spaziosità della sala, le vetrate dalla struttura geometrica dal gusto avanguardista, davano comunque la possibilità di ammirare dall’alto le bellezze del centro storico di Roma.
C’è da dire, però, che in primis l’ambiente abbia donato ai suoi ospiti dei sorrisi gioiosi e dei momenti di condivisione unici.

Produzione e vendita
L’Asti conta su una produzione annuale di circa 85 milioni di bottiglie, di cui 54 milioni di Asti DOCG e 31 milioni di Moscato D’Asti.
Attualmente l’Asti Secco è prodotto da 16 aziende pioniere ed è in commercio da agosto 2017. I prezzi, stimati sulla base dei costi, si attestano tra i 5-7 euro per la grande distribuzione e attorno agli 8-9 euro per i piccoli rivenditori.

Di Beatrice Panzolini

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