Fritelle di mais ( ricetta celiaca )

La celiachia  è una malattia solo se in mezzo agli altri ti senti diverso:  chiedi loro di comportarsi in modo naturale e spontaneo; l’intolleranza,  l’unica intolleranza insopportabile è la discriminazione.

Perchè ho deciso di dedicare alla celiachia alcune ricette? Perchè prima di avere una famiglia vivevo con le mie coinquiline Concetta e Carmela e un giorno, come un fulmine a ciel sereno, Carmela scoprì di essere celiaca.
“E che cos’è questa celiachia?”
La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, sostanza proteica presente in avena, frumento, farro, grano khorasan (di solito commercializzato come Kamut), orzo, segale, spelta e triticale.
“Carmela celiaca? Lei, grande divoratrice di pane, pasta e pizza? E come farà a vivere?”
Quante domande, quanti dubbi, quante perplessità.

Passavamo le nottate a parlare di come sarebbe stato, cosa avrebbe mangiato in casa, al ristorante, tra amici, il giorno del suo matrimonio;  la strada era tutta in salita e le difficoltà sarebbero state enormi.
Prima di intrapendere questo cammino Carmela decise di fare la “settimana del glutine”: doveva abbandonare in gran stile tutti gli alimenti che non avrebbe MAI più mangiato.
Era proprio la parola MAI che più spaventava.
In quell’ultima settimana sulla nostra tavola i piatti straripavano di pasta, seguita subito  da abbondanti scarpette di pane. Non mancarono panini, pizze, dolci, cene fuori, e l’addio ai fast food che lei tanto amava.
Carmela non si fece mancare nulla in quella settimana, tranne il sorriso: nessuna di noi ancora lo sapeva “cucinare”.

Arrivò così il fatidico giorno,  non si sarebbe mai più tornati indietro.
La spesa senza glutine era stata fatta e la sua dispensa era piena di pasta di mais, di riso, di farine “diverse” per panare e impastellare, di merendine di marche sconosciute, di pane dal colore pallido; tutto era diverso e lo sarebbe stato per sempre.
Come avremmo dovuto comportarci con lei?
Dovevamo diventare celiache con lei per non farla sentire a disagio?  Eravamo confuse, impaurite e perplesse, ma fingevamo di essere serene.
Iniziò la dieta senza glutine e io e Concetta evitavamo i farinacei e, dato che Carmela non stava apprezzando i suoi nuovi alimenti, spesso mangiavamo del riso per non “arrecarle offesa”.
Ogni tanto io e Concetta facevamo delle “fughe”  verso la  pizzeria  sotto casa per mangiare un pezzetto di pizza o un supplì, ma puntualemente Carmela, da perfetta investigatrice, ci scopriva.
Decidemmo allora che l’atteggiamento giusto sarebbe stato quello della normalità:  riprendemmo a mangiare la pasta e il pane in sua presenza senza nasconderci e vergognarci; evitando magari di concederci clamorosi  panzerotti ripieni.
Ci siamo accorte che più cercavamo di essere come lei per non farle pesare la sua “diversità”, più lei si sentiva diversa e quindi cambiammo registro: stesso condimento ma pasta diversa!
Il momento del pranzo era difficile da gestire, bisognava stare concentrate perchè si aveva un’unica padella per il condimento e due pentole diverse per la cottura della pasta, così per le palette di legno: se mescolavi la pasta di grano con la tua paletta dovevi  ricordarti di non mescolare con la stessa il sugo, pena la contaminazione. Quanti condimenti buttati e rifatti! Così se mescolavi la pasta di grano dovevi ricordarti di non mescolare con la stessa paletta la pasta senza glutine. Quanta pasta abbiamo buttato! Fin quando diventammo bravissime: attente sì, ma con naturalezza; ogni giorno i nostri gesti che all’inizio erano forzati e dettati da concentrazione divennero sempre più spontanei.
Quando eravamo a tavola, alcune volte, Carmela disprezzava il proprio cibo: io e Concetta sentivamo come un brivido di disagio dietro la schiena che ci portava all’irrigidimento, ma con il tempo il disagio si trasformò in battute di spirito e iniziammo a ridere, fino a prendere persino in giro il suo pane “pallido”.

Carmela è celiaca da sei anni e non viviamo più insieme; ci sentiamo poco e non so come sta vivendo tutt’oggi la sua celiachia, spero abbia trovato la sua strada e lungo questa spero abbia trovato anche persone che abbiano trattato la sua intolleranza con naturalezza, perchè è prorpio questo l’attegiamento migliore per superare questa avversità.

Mangiare senza glutine si può, e si può anche mangiare bene perchè ci sono degli ingredienti che permettono di cucinare bene e di sperimentare nuovi sapori.
Ho appena iniziato una nuova collaborazione con l’azienda Mulino Marello, un’azienda che tratta farine senza glutine, molto attenta all’argomento celiachia. Ho provato la loro farina di mais per pastella per creare queste frittelle e mi sono trovata divinamente, una pastella morbida, croccante e saporitissima. Non ho trovato alcun intoppo nell’utilizzo di questo prodotto, quindi mangiare bene e senza glutine si può…

Guardiamo adesso come si fanno queste frittelle di mais…

INGREDIENTI :
Dosi per 10 frittelle

200 gr di mais in scatola
1 uovo
6 cucchiai di farina di mais per pastella
1 bicchiere di latte
1 cucchiaino di lievito per torte salate senza glutine
2 cucchiai di parmigiano
prezzemolo
olio di girasole
sale

PROCEDIMENTO :

Amalgamate il latte con la farina, l’uovo, il sale, il lievito, il parmigiano e il prezzemolo e  otterrete una pastella morbida, ma non liquida. Scolate il mais e unitelo alla pastella.
Scaldate l’olio nella padella e versate il composto a cucchiaiate, attenzione a non far unire le frittelle tra loro. Cuocerle per 2 minuti su entrambi i lati e servire.

 

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