La tentasiù de la spusa

La tentasiù de la spusa, tradotto “La tentazione della moglie” è un antico dolce contadino Bresciano, sembra originario della Valle Camonica ma in comune anche con l’alta valtrompia, veniva proposto soprattutto nelle feste matrimoniali o comunque legate ad esse (da qua il nome).

In effetti non esiste una ricetta uffciale ma svariate interpretazioni tramandate di generazione in generazione aventi in comune gli ingredienti ma spesso svolte con procedimenti diversi.

Quella che andremo a preparare è frutto di una ricerca incrociata tra antichi testi di cucina bresciana, e confronto con professionisti che l’hanno preparata, in futuro cercheremo anche massaie o persone anziane per stilare una raccolta di varianti dettate dalle singole esperienze e tradizioni individuali.

Essendo una ricetta dagli ingredienti poveri e direi da dispensa è fondamentale la qualità degli ingredienti stessi, nei vari testi consultati alcuni ingredienti sono molto generici, si parla di farina bianca e miele senza ulteriori specificazioni.

La nostra conclusione è che sicuramente al tempo le farine non erano molto raffinate ma parlando appunto di farina bianca la nostra interpretazione è l’utilizzo della farina di grano 0, per il miele potrebbero esserci innumerevoli possibilità ma considerato il territorio credo che la scelta di un millefiori o miele di castagno siano la scelta più appropriata al territorio d’origine.

Il burro che abbiamo utilizzato è un burro d’alpeggio di Tremosine.

Vediamo la ricetta

 

Le tentasiu 1

 

 

 

 

 

 

Difficoltà: facile

Tempo di preparazione: 1/2 ora (escluso il riposo della pasta)

Ingradienti per 4 persone:

250 g. di farina 0

175 g. di burro (meglio se di alpeggio)

125 ml. di acqua

Miele mille fiori (o di castagno)

pinoli, noci e uva passa

zucchero a velo

sale q.b.

e olio per frittura (noi abbiamo usato dell’olio di semi di girasole per rendere la frittura meno invasiva ma è quasi certo viste le zone che in passato usassero dello strutto).

 

Procedimento.

Un una fontana o in contenitore ampio mescolate la farina con 3 pizzichi c.a. di sale, fate sciogliere il burro in un contenitore a bagno maria, quindi versate 150 g. nella farina e tenete gli altri 25 nel contenitore a bagno maria.

Mescolate bene l’impasto aggiungendo l’acqua, l’impasto sarà pronto quando sarà liscio, elastico e non si appiccicherà più alle mani (la cosistenza è quella dell’impasto del pane, probabimente anche pù morbido), a questo punto coprite il contenitore con della pellicola e lo lasciate riposare per circa un’ora in frigorifero.

Nel frattempo tritate non troppo finemente i malli delle noci e i pinoli (le quantità non sono spiegate in nessuna ricetta da noi consultata), noi abbiamo usato circa 4 malli, un pugno di pinoli e uno di uva passa, Se il miele è troppo denso scaldarlo leggermente a bagno maria e poi noi abbiamo inserito 4 cucchiai abbondanti nella ciotola del burro e mescolate bene incorporando la frutta secca.

Passata l’ora, aiutandovi con un mattarello e della carta forno messa sia sotto che sopra la pasta (serve a non far attaccare la pasta senza utilizzare altra farina) fate una sfoglia di circa 1,5 – 2 mm. di spessore, quindi tagliate delle strisce di circa 1 cm. di larghezza e lunghe circa 10.

Aiutandovi con un dito create partendo da un angolo delle spirali (o torciglioni) compatti ma con un diametro non troppo piccolo e friggetene pochi alla volta in abbondante olio bollente, noi abbiamo utilizzato una friggitrice con la temperatura impostata a 170 °C, se non avete un cestello inserite i torciglioni aiutandovi con un mestolo forato in modo da mantenere il più possibile la loro forma.

La frittura dura circa un minuto, quando iniziano a dorare scolate e appoggiate su della carta assorbente.

Ora potete cospargere le spiraline con il preparato di miele (che avrete mantenuto liquido a bagno maria) aiutandovi con un cucchiaio, in fine spolverizzate con lo zucchero a velo.

La miglior degustazione avviene dopo 10 – 12 minuti, ossia quando sono ancora leggermente tiepidi.

Be Sociable, Share!
Precedente Uova in cocotte con carciofi e lardo di colonnata Successivo Insalata di polpo e patate

2 commenti su “La tentasiù de la spusa

  1. Mamma mia la spusa l’è ché,
    fonga alegria, fonga alegria
    Mamma mia la spusa l’è ché,
    fonga alegria che ‘n cö l’è ‘l so dé.

    mamma mia la sposa è qui,
    tanta allegria che oggi è il suo giorno(canto bene-augurante dei matrimoni delle valli bergamasche)

    🙂 belle queste tradizioni. Ma credo che nei tempi contadini usassero solo lo strutto ,l’olio del Garda pur essendo ottimo non era alla portata di tutti.Spero di non offenderti con questa puntualizzazione .
    un saluto e complimenti per aver rispolverato le tradizioni montanare.

  2. Bellissima citazione 🙂 Non ti preoccupare, non mi offendo, anzi mi fa piacere avere sempre più informazioni, lo strutto in effetti fa parte delle tradizioni contadine Bresciane, tengo presente anche se credo che la frittura nello strutto proposta oggi diventi discutibile anche se fa parte della storicità, tengo presente 🙂 Grazie per aver contribuito 🙂
    Ciao
    Mario

I commenti sono chiusi.